DANZA E SPIRITUALITÀ: Virgilio Sieni a confronto con la mostra Bellezza divina

Il coreografo Virgilio Sieni si confronta con le opere della mostra di Palazzo Strozzi attraverso una riflessione personale, suggestiva ed evocativa che mette a confronto cinque opere della mostra e altrettanti momenti dello spettacolo Dolce vita (Firenze, CANGO, dall’11 al 20 dicembre 2015). Attraverso codici formali ed espressivi intrinseci ma consonanti, arte e danza spesso raffigurano e interpretano episodi dei racconti evangelici già fondamento di un’iconografia millenaria. Nelle coreografie di Sieni, ricche di riferimenti pittorici e suggestioni iconografiche, il linguaggio del corpo e la potenza del gesto rappresentano forme e figure fortemente simboliche, alludendo al senso profondo del sacro e dell’umano.

ANNUNCIO: Messaggero indicibile di eventi, l’angelo senza epoche di Philpot si adagia nel corpo presente del danzatore: esso ci guarda con occhi tangenti alla vita, si tuffa letteralmente nella natura.

ANNUNCIO
Opera: Glyn Warren Philpot, L’angelo dell’Annunciazione, 1925; Fotografia: Dolce vita-Annuncio © Piero Tauro.

CROCIFISSIONE: Il concetto spaziale di Fontana emerge nella imprevedibile diffusione di energie e canali scavati nella materia. La figura sembra una conseguenza di una catena di gesti prima meditati e poi e lasciati andare. Nella Crocifissione di Dolce vita i danzatori sono meteore che si raggrumano per slanci e segni che ne mutano le sembianze.

CROCIFISSIONE
Opera: Lucio Fontana, Via Crucis (Stazioni II,III,XIII), 1955-1956; Fotografia: Dolce vita-Crocifissione © Chiara Ferrin

DEPOSIZIONE: Il gesto del san Paolo di Morelli lascia intravedere la gravità immersa nel dettaglio di luce che dà forma all’umanità: così nella Deposizione di Dolce vita i danzatori si sospendono nella caduta.

DEPOSIZIONE
Opera: Domenico Morelli, Caduta di san Paolo, 1876; Fotografia: Dolce vita-Deposizione © Chiara Ferrin

SEPOLTURA: In un paesaggio sospeso, dove è forte l’odore della terra macchiata da una luce che ci lascia sprofondare nel raccoglimento, la pittura di Millet ci guida a una postura sempre rinnovata che lega l’umano al luogo, il gesto al cosmo. Nella Sepoltura di Dolce vita tutto avviene in un fazzoletto di terra dove i corpi agiscono sottovoce, riducono la gravità; dove tutto diviene orizzontale.

SEPOLTURA
Opera: Jean-François Millet, L’Angelus, 1857-1859; Fotografia: Dolce vita-Sepoltura © Chiara Ferrin.

RESURREZIONE: Giuda è ridotto a polvere dal suo gesto; nonostante lo sforzo immane di sollevarsi, ergersi da terra, tutto procede secondo una forza più potente, ampia. Nel notturno di Montanari, dove il colore trova adagi cromatici, ci immaginiamo il volto stravolto di Giuda, un gesto febbrile che sospende il tempo. Nella Resurrezione di Dolce vita i danzatori accennano allo stravolgimento, cercano un nuovo volto.

Opera: Giuseppe Montanari, Il bacio di Giuda, 1918; Fotografia: Dolce vita-Resurrezione-ph. Chiara Ferrin
Opera: Giuseppe Montanari, Il bacio di Giuda, 1918; Fotografia: Dolce vita-Resurrezione © Chiara Ferrin

Le foto pubblicate illustrano il confronto fra le opere in mostra e lo spettacolo Dolce vita e non sono esposte a Palazzo Strozzi

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